tempo dispari, cinque quarti

Tàn tàn tàn, tàtan tàtan, e poi ancora tàn tàn tàn, tàtan tàtan. Il treno da est rompe il silenzio del mattino, i binari sgusciano fra i palazzi vuoti degli uffici e la collina. Perchè è così bello lo sferragliare del treno? Che sia il fascino dei tempi dispari? Tre colpi uguali e due colpi doppi, il mio amico vecchio batterista direbbe cinque quarti. Gorgoglia il primo caffè, le carrozze sfilano a ritmo, laggiù. Chissà quanti amori son nati sul quel treno. Sì perché gli amori fra pendolari son frequenti. Molto aiuta il fondale mobile del paesaggio, il tempo dispari che srotola il nastro delle vite. Chissà se dal treno, qualcuno ha notato, sul terrazzo, un tizio con la barba, uno che si alza presto, non per lavorare, ma semplicemente per agguantare il tempo dispari del treno.

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forse sul Bosforo

Temo che, sul Bosforo, non ascolteremo più la splendida, libera, musica dei Baba Zula

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gabbiani e gabbianacci

Nell’estate del 1967 tracciavo col gesso, sull’asfalto nuovo della periferia, la pista della corsa coi tappini. I pantaloni erano rigorosamente corti e le ginocchia sbucciate. Desideri amorosi come freschi fiotti di vita già m’attraversavano, ma era nebulosa, indistinta, ingenua voglia. Nei mangiadischi delle ragazzine più grandi girava il vinile di Nico e i Gabbiani. Canzoncina senza pretese, ma di enorme successo. Ora chi legge questi ricorducci di poco conto si domanderà: e allora? La petite madeleine stavolta è un cestino della spazzatura, anzi un gabbianaccio tanto grosso quanto privo di paura che ha rotto il sacchetto, sparso il contenuto attorno. Nel 2016, per lo meno in questa città, a nessuno verrebbe in mente di chiamare il suo complessino «i gabbiani», visti gli accadimenti. Nel 1967, invece, il bel pennuto maestoso in cielo, si prestava alla poesia. Come siamo cambiati, da allora!

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morte a pennello

il macchinista se muore nell’incidente ferroviario è il colpevole perfetto: porta le colpe degli altri nella tomba, per sempre

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il pesce quasi a riva

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Il pesce quasi a riva, Adobe Illustrator, iMac, originale per il blog.

 

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sessanta giri di giostra

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amore, amori, nel corso del tempo

Non sono d’accordo sulla monumentale celebrazione, quasi nazional popolare, dello schivo cantastorie genovese, ma sicuramente le sue canzoni sono dei classici di genere.
Questa è un’evocazione dell’esperienza amorosa, sempre diversa, ma sempre eguale. Versi semplici, quasi convenzionali, ma intrisi di poesia. La mia suonata è una roba fra amici, rustica e senza pretesa, ma qui, siamo giusto nel cortile della mia virtuale casetta.

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