Archivio per la categoria ‘ironia culturale’

cartongesso

22 aprile 2014

Storica merceria del centro. Ricordavo esserci stato anche da bambino, al seguito di mia madre sarta. Improvvisamente è tutto cambiato, mesi fa: musichetta idiota, corsetteria leopardata, tutto finto. Tanto, tanto cartongesso per il nuovo look.

Questa vicenda anche banale, consueta, mi è tornata in mente, proprio leggendo un libro interessante e attuale: «Cartongesso» di Francesco Maino. Un libro che si sviluppa in un unico, compatto, racconto/confessione. Michele Tessari è l’io narrante. Avvocatuccio presso il Foro della Serenissima e il Tribunale di Insaponata, località immaginaria ma proprio per questo radicalmente autentica, paradigmatica d’un territorio devastato. La devastazione, l’irrimediabile guasto, è anzitutto la concreta devastazione del suolo, cementificato, asfaltato, lottizzato, depredato. Ma la devastazione della superficie è conseguenza (e poi anche causa, in irrimediabile avviluppo) della devastazione delle coscienze, del modo di stare al mondo, dei desideri, delle bramosìe sempre più volgari. Ma non sono i costruttori senza scrupoli, gli inventori delle tante residenze «dei sogni» abbellite (si fa per dire) dai timpani e dai fregi in cartongesso, i peggiori. Perfino i politici non sono i peggiori, nonostante il livello culturale e morale incredibilmente basso, molto più basso del terreno già basso rispetto al livello del mare. I peggiori sono gli avvocati, che infestano a frotte i labirinti orrendi dei tribunali, come topi. Ci sono gli avvocati piccoli, galoppini malpagati, e quelli che invece hanno fatto gli sghèi, grazie ad una mancanza totale di umanità, ad una istintiva capacità di depredare.

«Li guardo e non riesco a non pensare: sto in mezzo a una pletora di lucertole vibratili, con le stesse combinazioni, bluetto e grigietto, righette o pallini, nuche rasate, omologo rigore provinciale, gemelli di madreperla, fazzoletto sul taschino, iniziali sulla camicia, BackBerry, scarpe a punta, e i servi attorno a prendere ’sti appunti, segnare ’sti rinvii, rinvii dei rinvii, a reggere borse che contengono certificati di morte, tutti rettili rugosi e distinti che non sembrano sudare mai, che effettivamente no sudano mai, neanche a ferragosto, [...] rettili, penso, il cui sangue nelle vene ghiaccia, che non usano mai le borse, ma solo qualche busta in vera pelle molto elegante portadocumenti, sono varani verticali con la lingua a forma di lametta e la parola alla stricnina, affamati di carcasse o deleritti umani da ripulire, lentamente, cinicamente, codici alla mano, affamati di case da porre all’incanto, di giocattoli da pignorare ai tosatelli, di sommette da recuperare a qualunque costo, bava alla bocca, cazzo duro all’arrivo dei bonifici, clienti trattati come orinatoi, cessi da autogrill, roba avariata, ipoteche su baracche degli attrezzi, polpa di carne da strappare dai femori vivi, titoli esecutivi alla mano, di famiglie da distruggere semplicemente aprofittando della cecità dei coniugi, dell’idiozia della procedura, [...] Inculare. Inculare. Inculare. Uccidere. Uccidere. Uccidere. Nessuna pietà.» (p. 134)

Ma in questa pianura veneta devastata, il piccolo avvocato Tessari come se la cava? Male se la cava, rimane cosciente del disastro, ma anche cosciente della sua impotenza, della sua incapacità di agire. Non fugge da questa pianura/prigione e nel contempo non sa adeguarsi ad un modo di essere e di vivere che percepisce estraneo, al massimo cerca di mimetizzarsi, di non esserci. Difende gli straccioni, questo sì, ma quasi più per punirsi che per agire a fin di bene.
Una scrittura potente, caustica, ironica. Un po’ Kafka, forse Joyce, una buona spruzzatina di Svevo. Maino è coltissimo, per quanto non lo voglia far capire, ma si capisce benissimo. Non è vero che il Veneto è morto, se ci sono scrittori di questa potenza.

Francesco Maino
Cartongesso
Einaudi, 2014
pp. 248

Scultura come domanda

15 aprile 2014

pietabandini

Parma, Santa Maria della Steccata. Lettura del Vangelo di Matteo, il racconto della Passione. Puo’ accadere d’entrare in chiesa e, pur essendo entrato solo per l’arte, non puoi esimerti dall’attendere il termine della liturgia. Mentre riecheggiava il racconto di Matteo osservavo il gruppo della Pietà di Tommaso Bandini. Ogni scultura ottocentesca d’accademica fattura rilascia sempre un sapore strano nello sguardo. Provi la sensazione del troppo tardi, il contrasto fra l’Ottocento ormai ribollente di macchine, ferro, industria e le forme scultoree intrise di nostalgia per un grande passato ormai davvero lontano. Mentre risuonava il racconto della Passione osservavo in particolare lo sguardo della Vergine. Non verso il figlio è rivolta, ma sembra interrogare in alto, mentre la mano aperta verso il basso pare confermare l’interrogativo. «Perchè ha dovuto morire?» Sembra rivolga questa domanda. Probabile che sia la mia impressione, la mia suggestione da incompetente. Eppure mi è parsa evidente. Il fascino della scultura è la sua capacità di interrogare, di coagulare un attimo nella fissità atemporale. C’è da dire, questo l’ho letto in seguito, che anche il Bandini morì giovane e proprio nel mentre stava lavorando a questa scultura (tanto è vero che fu terminata dai suoi allievi). La morte giovane è sempre insensata o forse la è proprio perchè è la morte più morte, poichè recidere il ramo giovane è molto più drammatico che recidere il ramo ormai quasi secco. E anche la Resurrezione si nutre d’una morte giovane, come potrebbe esser potente e luminosa la resurrezione d’un vecchio? Mentre il Vangelo termina, m’avvio all’uscita. La Vergine, con la sua domanda, rimane lì, immobile, come è giusto che sia. Una scultura è una domanda immobile, sempre.

 

quel fuori registro

8 aprile 2014

«Esistere significa in gran parte accumulare memorie. [...] Non si tratta soltanto della capacità di conservare le informazioni acquisite ed elaborate, da poter poi utilizzare ogni volta che sia necessario. Tale capacità può descrivere la funzione della memoria ma la sua struttura coincide, di fatto, con la stessa mente come coagulo dei vissuti temporali. Tanto è vero che una delle caratteristiche della memoria è la sua dimensione dinamica, creativa, continuamente rinnovata. I ricordi, infatti, non rimangono sempre identici dal momento della loro creazione ma cangiano di continuo indebolendosi, dissolvendosi, rafforzandosi, mutando significato e persino contenuto.» (A. G. Biuso, da qui)

Come dire: per raccontare davvero un po’ bisogna mentire, perché quello scarto, quel fuori registro fra come sono andate davvero le cose e come noi le raccontiamo è, probabilmente, la più profonda verità di noi stessi. Solo un po’ bugiardi, siamo sinceri. Ovviamente un inchino a Proust.

 

solo quel tanto che basta

8 aprile 2014

La disoccupazione è fondamentale per tenere buoni coloro che un lavoro ce l’hanno, per questo motivo non verrà mai combattuta sul serio. (more…)

la gabbia ultimo modello

7 aprile 2014

L’internet è molto veloce. Ma non confondiamo per favore la velocità con la libertà. La libertà non è mai individuale, è sempre il frutto della sana e disinteressata relazione fra umani. E anche fra umani e altre creature non umane. La vera libertà è l’amicizia. Portare a spasso la solitudine non è libertà, ma una gabbia tecnologicamente avanzata.

solo una parola

5 aprile 2014

conseilpensare

Solo una parola, matita e pagina bianca, originale per il blog

Cos’è il pensare? (more…)

Sciûsciâ e sciorbî no se pêu

3 aprile 2014

Dilemma non da poco, perchè comunque ti approcci all’accadimento, commetti un errore. (more…)

καλὸς καὶ ἀγαθός

3 aprile 2014

«L’estetica è la percezione soggettiva (ma condivisa, dunque intersoggettiva) della bellezza, cioè del nostro legame immersivo con la totalità delle cose, legame caratterizzato da una profonda ed equilibrata armonia dinamica. [...] L’etica è la capacità, soggettiva ed intersoggettiva, di concepire e compiere azioni capaci di mantenere sano ed equilibrato il nostro legame immersivo con la totalità delle cose, cioè di mantenere o di incrementare la bellezza.» (Giuseppe O. Longo, Bit Bang, Apogeo 2013, pag. 196) (more…)

poche immagini, tanta vita

1 aprile 2014

Ricordo un amico gallerista, ormai passato da tempo alla galleria dell’Ade, che mi raccontava come sceglieva gli artisti. (more…)

Pasqualino

28 marzo 2014

Mentre scorreva la vita di caserma con le sue piccole grandi meschinità, nel piccolo tormento dei soprusi, lui era sereno, felice. (more…)

papille gustative

26 marzo 2014

I vecchi amano i dolci, anche quei vecchi che in gioventù li disprezzavano. (more…)

come salvare l’Europa

25 marzo 2014

La mia modesta proposta per salvare l’Europa.

(more…)

ridete, ridete

23 marzo 2014

Scrivere per esprimersi non è scrivere, è solo mostrare nuda, oscena, solitudine. Non credo alla scrittura terapeutica. Solo il silenzio, è la cura.  Scrivere per una sincera critica del potere, scrivere per graffiare, scrivere per aprire spazi liberi, è scrivere degno di rispetto. Ma attenzione alla tentazione di indossarle, le belle idee. Ridete, ridete, altro non serve, scrollatevi di dosso quel fardello chiamato «io»!

prospettive dipinte

20 marzo 2014

Il futuro non esiste ancora, il passato non esiste più. Il presente è, invece, estremamente pervasivo. Tutto ciò che è, è nel presente. (more…)

amano un ossimoro

15 marzo 2014

Molti hanno capito che il simpatico fiorentino esagera, le spara grosse. (more…)

a questi punti

14 marzo 2014

Non esiste il problema di morire. Esiste il problema di noi stessi, troppo consapevoli di esserci. Il problema è l’eccessiva coscienza, la sovrabbondanza di pensiero innestata in un corpo del tutto simile a quello degli altri mammiferi. A questi punti, se a quest’abisso non c’è rimedio, conviene sfruttare al massimo la disgrazia/fortuna d’esser uomini e godere di quel che solo gli uomi sanno inventare. Per esempio la musica.

simpatia irresistibile

14 marzo 2014

Marco Travaglio ha sempre ragione. È nato così, più intelligente degli altri. Ci si nasce, migliori degli altri a prescindere.

mimo 1203

12 marzo 2014

mimoW

Mimo 1203, Adobe Photoshop 10, tavoletta grafica

amici di tutti?

11 marzo 2014

Non si puo’ essere amici di tutti. Se sei amico di tutti metti sullo stesso piano vittima e carnefice, sfruttatore e sfruttato, bugiardo e sincero.

essere sabbia

9 marzo 2014

La battaglia fra la bellezza dell’essere davvero umani e la bruttezza dell’essere corpi al servizio delle merci si combatte attorno al dominio delle parole. (more…)

l’ospite

7 marzo 2014

Dato che fra poche ore è l’8 marzo, cercherò di evitare qualche frase di circostanza sulla donna. (more…)

Lì c’è l’unico senso.

7 marzo 2014

Il mio vecchio babbo, si commuove se ascolta certe vecchie canzoni. (more…)

praticità

7 marzo 2014

Morire relativamente giovani è il modo più pratico per affrontare la vecchiaia.

con un lieve ritardo

4 marzo 2014

Non credo sia possibile frenare le passioni, tutt’al più le possiamo deviare. La passione erotica sgorga, emerge, dal corpo e, con un lieve ritardo, la viviamo, la rafforziamo con la nostra consapevole autonarrazione. Ma lungo la strada che porta la passione dall’incoscenza alla coscienza, questa si rafforza, si colora, si impregna della nostra capacità di evocare a noi stessi. Nulla scatena una passione quanto le parole giuste.

Gondrand [Pasquale D’Ascola]

3 marzo 2014

Prosegue l’esperimento di pubblicazione «virtuale», con uno scritto di Pasquale D’Ascola, arricchito dal contributo di un amico già noto a chi frequenta queste pagine.

http://issuu.com/studiograficobruschi/docs/gondrand

allegri e giocosi

1 marzo 2014

Scrivono che s’è ucciso, con tre figli, quasi 50 anni, perchè depresso avendo perso il lavoro. Perchè specificare con insistenza che era depresso? Per sottendere forse che avrebbe dovuto, al contrario, essere di ottimo umore? I disoccupati piacciono solo se allegri e giocosi. Meglio ancora se anche pigri, così da sentirsi tranquilli: è colpa loro.

ai mercati non piace

28 febbraio 2014

Non è importante se un proponimento è giusto, ma è importante se «funziona». (more…)

pudore lessicale anglofono

25 febbraio 2014

«Outplacement», così chiamano un gioioso servizio offerto alle imprese, per aiutare le persone licenziate a cercare un’altro posto di lavoro. (more…)

il risoluto proponimento

24 febbraio 2014

Per vile istinto di autoconservazione, istintiva protezione delle mie mucose gastriche, seguo molto poco i proclami governativi. (more…)

rappresentazione astuta del sottile pentimento

23 febbraio 2014

Persone oltre le cose. Così lo slogan d’una campagna pubblicitaria fatta anche piuttosto bene. (more…)

lo sanno «loro»

21 febbraio 2014

Il qualunquismo non mi piace. Però debbo dire che il rituale del governo che cambia è sicuramente apparso un evento «lunare» ed incomprensibile alla maggior parte di quelli che la mattina molto presto si alzano e vanno a lavorare. (more…)

inaspettata efficacia

20 febbraio 2014

Grillo è miracoloso: è riuscito a farmi sembrare simpatico Renzi, e ce ne vuole.

il successo «eccessivo» di certe opere d’arte

20 febbraio 2014

Qualcuno, a proposito di certe mostre/evento in cui si presenta al pubblico delle opere d’arte molto famose, si pone il problema se questo sia il modo corretto di accostarvisi, se non sia una forzata enucleazione dell’opera dal suo contesto storico per gettarla nel vortice del marketing. (more…)

La sospensione di natale

19 febbraio 2014

Continuo il mio esperimento di pubblicazione «paratipografica», rubando un altro racconto di Pasquale d’Ascola che a me garba anche più del precedente. Rispetto alla precedente edizione, ho cambiato il carattere, passando dal Palatino al Souvenir, forse più adatto alla visualizzazione sul monitor.

http://issuu.com/studiograficobruschi/docs/lasospensionedinatale

Il mio modesto tentativo si basa sulla necessità d’offrire una lettura in colonne strette, perchè la lettura a colonna larga, tipica della pagina web «normale» è faticosa allo sguardo in quanto quando si va a capo leggendo si fatica a ritrovare l’inizio della riga. Ricordo bene i vecchi gialli, con due colonne a pagina (le classiche «12 righe tipografiche» della linotype) che si leggevano molto bene. In questo caso poi dovevamo adattarci allo sviluppo orizzontale del monitor di un pc, per cui abbiamo questo «A5 sdraiato».

il gioco

16 febbraio 2014

Le parole assomigliano al loro significato, e quel leggero fuori registro è il rumore di fondo della mente, il suo gioco.

Due fiumi [musiche]

16 febbraio 2014

A pensarci, esiste una doppia storia della musica, due fiumi che a volte si incontrano, a volte si dividono. (more…)

Non sarà una spada a ucciderci

15 febbraio 2014

«È infatti chiaro che un singolo che si autocomprenda come molteplice, sempre in divenire e sempre sull’orlo dell’altro, conduce innanzitutto alla dissoluzione di quella che Max Weber ha chiamato “la gabbia d’acciaio” della burocratizzazione delle società complesse. Tali società, nelle quali l’individuo che si pensa come “soggetto” – cioè come ente stabile, dato una volta per tutte – è formalmente liberissimo, sovrano al punto che tutto sembra basarsi su di lui, al contrario sono strutture in cui il singolo è imprigionato e nelle quali, per essere in qualche modo riconosciuto, bisogna possedere una carta d’identità, un passaporto, bisogna continuamente dimostrare chi si è, che cosa si fa, a che cosa si serva, a chi si sia utile.» (A.G. Biuso, Nomadismo e Benedizione, Di Girolamo 2006, pag. 95) (more…)

violenza e parole

11 febbraio 2014

Sul problema della violenza innestata nella comunicazione, così si espresse Giuseppe Tucci, nel lontano 1953: (more…)

il lato ribelle della scrittura

10 febbraio 2014

scrivereamanoebell

Scrivere a mano, matita e cartoncino flora avorio, 2014

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non vado in cerca di me

8 febbraio 2014

Non vado in cerca di me stesso. (more…)

d’où il vient

7 febbraio 2014

Perchè un posto ci piace? (more…)

la luce sul suo collo

5 febbraio 2014

Dalla palpebra socchiusa del mare, sempre più presto la luce, al mattino, s’insinua. (more…)

la pura musica

4 febbraio 2014

La musica di Mozart è così bella che pare essersi creata da sola. (more…)

la marmellata di bugie

4 febbraio 2014

Le semplificazioni in politica sono la forma più inestirpabile di bugia, perchè non contengono la verità, ma quel che piace ascoltare con dolente e autoassolutoria indignazione. Personalmente detesto il vittimismo, ma è un addensante che funziona, per la marmellata di bugie.

Sofocle e il baccalà

3 febbraio 2014

Suonavamo assieme da ragazzi. (more…)

nel labirinto delle storie

2 febbraio 2014

Sotto la pensilina, le vecchie signore con la borsa ingombra del mercato. (more…)

Post Human D.

29 gennaio 2014

Quando sarò morto penso che in pochissimi si ricorderanno di me, e, per fortuna, io non mi ricorderò un bel niente. (more…)

l’inciviltà vincente

29 gennaio 2014

Ho grande comprensione per l’ira degli operai della Electrolux. (more…)

madre da lontano

28 gennaio 2014

 

 

 

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sincerità etimologica

27 gennaio 2014

Italicum? In fondo Porcellum era più sincero, come etimologia


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