cartongesso

22 aprile 2014

Storica merceria del centro. Ricordavo esserci stato anche da bambino, al seguito di mia madre sarta. Improvvisamente è tutto cambiato, mesi fa: musichetta idiota, corsetteria leopardata, tutto finto. Tanto, tanto cartongesso per il nuovo look.

Questa vicenda anche banale, consueta, mi è tornata in mente, proprio leggendo un libro interessante e attuale: «Cartongesso» di Francesco Maino. Un libro che si sviluppa in un unico, compatto, racconto/confessione. Michele Tessari è l’io narrante. Avvocatuccio presso il Foro della Serenissima e il Tribunale di Insaponata, località immaginaria ma proprio per questo radicalmente autentica, paradigmatica d’un territorio devastato. La devastazione, l’irrimediabile guasto, è anzitutto la concreta devastazione del suolo, cementificato, asfaltato, lottizzato, depredato. Ma la devastazione della superficie è conseguenza (e poi anche causa, in irrimediabile avviluppo) della devastazione delle coscienze, del modo di stare al mondo, dei desideri, delle bramosìe sempre più volgari. Ma non sono i costruttori senza scrupoli, gli inventori delle tante residenze «dei sogni» abbellite (si fa per dire) dai timpani e dai fregi in cartongesso, i peggiori. Perfino i politici non sono i peggiori, nonostante il livello culturale e morale incredibilmente basso, molto più basso del terreno già basso rispetto al livello del mare. I peggiori sono gli avvocati, che infestano a frotte i labirinti orrendi dei tribunali, come topi. Ci sono gli avvocati piccoli, galoppini malpagati, e quelli che invece hanno fatto gli sghèi, grazie ad una mancanza totale di umanità, ad una istintiva capacità di depredare.

«Li guardo e non riesco a non pensare: sto in mezzo a una pletora di lucertole vibratili, con le stesse combinazioni, bluetto e grigietto, righette o pallini, nuche rasate, omologo rigore provinciale, gemelli di madreperla, fazzoletto sul taschino, iniziali sulla camicia, BackBerry, scarpe a punta, e i servi attorno a prendere ’sti appunti, segnare ’sti rinvii, rinvii dei rinvii, a reggere borse che contengono certificati di morte, tutti rettili rugosi e distinti che non sembrano sudare mai, che effettivamente no sudano mai, neanche a ferragosto, [...] rettili, penso, il cui sangue nelle vene ghiaccia, che non usano mai le borse, ma solo qualche busta in vera pelle molto elegante portadocumenti, sono varani verticali con la lingua a forma di lametta e la parola alla stricnina, affamati di carcasse o deleritti umani da ripulire, lentamente, cinicamente, codici alla mano, affamati di case da porre all’incanto, di giocattoli da pignorare ai tosatelli, di sommette da recuperare a qualunque costo, bava alla bocca, cazzo duro all’arrivo dei bonifici, clienti trattati come orinatoi, cessi da autogrill, roba avariata, ipoteche su baracche degli attrezzi, polpa di carne da strappare dai femori vivi, titoli esecutivi alla mano, di famiglie da distruggere semplicemente aprofittando della cecità dei coniugi, dell’idiozia della procedura, [...] Inculare. Inculare. Inculare. Uccidere. Uccidere. Uccidere. Nessuna pietà.» (p. 134)

Ma in questa pianura veneta devastata, il piccolo avvocato Tessari come se la cava? Male se la cava, rimane cosciente del disastro, ma anche cosciente della sua impotenza, della sua incapacità di agire. Non fugge da questa pianura/prigione e nel contempo non sa adeguarsi ad un modo di essere e di vivere che percepisce estraneo, al massimo cerca di mimetizzarsi, di non esserci. Difende gli straccioni, questo sì, ma quasi più per punirsi che per agire a fin di bene.
Una scrittura potente, caustica, ironica. Un po’ Kafka, forse Joyce, una buona spruzzatina di Svevo. Maino è coltissimo, per quanto non lo voglia far capire, ma si capisce benissimo. Non è vero che il Veneto è morto, se ci sono scrittori di questa potenza.

Francesco Maino
Cartongesso
Einaudi, 2014
pp. 248

senza trucchi

22 aprile 2014

L’argomento è noioso, ma voglio scrivere la mia umile opinione.

In effetti la legge elettorale concordata fra il Renzi ed il non più Cavaliere presenta un problema. Il cervellotico meccanismo di ballottaggio fra i «primi due», porterà quasi sicuramente alla vittoria del partito del Grillo, in quanto, in caso di ballottaggio fra il PD ed i Pentastellati, l’elettorato del non più Cavaliere riverserà i suoi voti sui Pentastellati, come già è accaduto in quel di Parma nell’elezione del sindaco.
A mio avviso, ogni torsione del suffragio universale che non prenda semplicemente a modello una rappresentanza rigorosamente proporzionale è uno sbaglio, è il non capire che la democrazia, se si vuole che sia democrazia, va accettata senza trucchi.

Dato che l’argomento è noioso, non commenterò gli eventuali commenti, non per scortesia ma per scarso desiderio di argomentare oltre all’uopo.

ogni tanto risorge

19 aprile 2014

Lo so che poi è stato raccontato, raffigurato, issato per gestire il potere. Lo so che tanti in suo nome hanno ucciso, depredato, umiliato. Lo so che molto è andato storto. Ma quella scintilla di fratellanza, quel che filtra, nonostante tutto, dalle parole di quel tipo strano, mi ha sempre affascinato. La tradizione lo vuole risorto, ma io penso che è soprattutto quella tenace scintilla di fratellanza (unico balsamo al male stesso di esistere) che ogni tanto risorge. Molto è andato storto, ma ogni tanto, risorge. Negli occhi limpidi di ogni uomo davvero umano, risorge.

in modo costoso e goffo

18 aprile 2014

Quando ero piccolo desideravo diventare grande. In realtà grandi lo siamo solo da piccoli, per la vastità del tempo e dello spazio in cui siamo immersi, per la potenza delle sensazioni (fame, sete, dolce, salato, calore, carezze, odori, voci). Tanto è vero che poi, da grandi, ci si affanna, spesso in modo costoso e goffo, a ricreare le condizioni per provare, ogni tanto, la stessa pienezza di sensazioni. Dicono che da vecchi si torna bambini. Forse sì, nella paura di sicuro. Anche morire è come nascere, c’è una cesura temporale netta, di qua e di là, solo questa volta stai dal lato buio.

eufemismo della sconfitta

16 aprile 2014

Quando la rassegnazione la chiamano concretezza, vuol dire che la partita è persa.

Una gita riuscita male, per ora.

15 aprile 2014

Essere una minoranza del PD mi fa sentire come quelli che son partiti in gita per la montagna ma poi l’autista del pullman ha imboccato la strada del mare. Poi in spiaggia col maglione, si suda, ma si fa finta di niente, per il valore irrinunciabile: l’unità della comitiva.

Scultura come domanda

15 aprile 2014

pietabandini

Parma, Santa Maria della Steccata. Lettura del Vangelo di Matteo, il racconto della Passione. Puo’ accadere d’entrare in chiesa e, pur essendo entrato solo per l’arte, non puoi esimerti dall’attendere il termine della liturgia. Mentre riecheggiava il racconto di Matteo osservavo il gruppo della Pietà di Tommaso Bandini. Ogni scultura ottocentesca d’accademica fattura rilascia sempre un sapore strano nello sguardo. Provi la sensazione del troppo tardi, il contrasto fra l’Ottocento ormai ribollente di macchine, ferro, industria e le forme scultoree intrise di nostalgia per un grande passato ormai davvero lontano. Mentre risuonava il racconto della Passione osservavo in particolare lo sguardo della Vergine. Non verso il figlio è rivolta, ma sembra interrogare in alto, mentre la mano aperta verso il basso pare confermare l’interrogativo. «Perchè ha dovuto morire?» Sembra rivolga questa domanda. Probabile che sia la mia impressione, la mia suggestione da incompetente. Eppure mi è parsa evidente. Il fascino della scultura è la sua capacità di interrogare, di coagulare un attimo nella fissità atemporale. C’è da dire, questo l’ho letto in seguito, che anche il Bandini morì giovane e proprio nel mentre stava lavorando a questa scultura (tanto è vero che fu terminata dai suoi allievi). La morte giovane è sempre insensata o forse la è proprio perchè è la morte più morte, poichè recidere il ramo giovane è molto più drammatico che recidere il ramo ormai quasi secco. E anche la Resurrezione si nutre d’una morte giovane, come potrebbe esser potente e luminosa la resurrezione d’un vecchio? Mentre il Vangelo termina, m’avvio all’uscita. La Vergine, con la sua domanda, rimane lì, immobile, come è giusto che sia. Una scultura è una domanda immobile, sempre.

 

solo poche gocce

14 aprile 2014

Ho curato la grafica di un piccolo, a mio avviso, ben riuscito libro di poesia. Componimenti innervati di efficace corporeità, cadenzati spesso al ritmo della sorgiva cantilena. Precipitato in versi d’un vissuto femminile intenso, in un sapore acre e dolce, ben dosato equilibrio di colori, sapori, silenzio e canto. Da notare che l’impaginazione prevede sulla pagina pari lo scritto di pugno e sulla dispari la stesura tipografica, una soluzione suggestiva per questo genere di pubblicazione.

manidimadre1

Mani di madre

Piccole mani, mani di sarta.
Segnano carta, tracciano stoffa, disegnano vita.
Mani di sarta, mani di bimba.
Donna bambina, bianchi sentieri.
Mani di Madre, Madre piccina.
Madre, che c’è?
Madre, alla ricerca di sé.
Madre, perché?
Occhi puntini, occhi vicini,
occhi meschini, occhi su me.
Piccola donna, tanto dolore.
Piccola donna, tanto amore?
Donna bambina, bimba di donna.
Caramelle e acqua sono per te,
dormi bene solo con me.
Donna menata, donna maltrattata,
piccola donna calpestata.
Donna bambina, impreparata.
Mani di madre arrabbiata,
mani di madre inadeguata.
Mani di madre tanto amata,
mani di madre tanto disprezzata.
Torno bambina, vedo le mani,
seguo il disegno.
Piccole mani, mani di sarta.
Mani di madre.
Rossi sentieri sulla mia carne


zena

Zena

Zena, baci contro i muri,
Zena, vicoli oscuri.

Zena, afrori sensuali,
Zena, odori carnali.

Zena, gravida di tesori:
cortili, chiostri, palazzi, sapori,
tanti i suoi cantori.

Chiese “battezzate”, possedute,
mani intrecciate.

Zena, da scoprire,
Zena, da desiderare,
Zena, da centellinare,
Zena, da recitare.

Zena, ancora e ancora da esplorare,
Zena, da amare!


amoremare

Amoremare

Se non ti annuso è… astinenza.
Ecco, il tuo odore: familiare, ancestrale, vitale.
Allora vibro, mi risveglio, la pelle ride.
Entro, mi accogli.
Capezzoli chiodi,
testa fresca,
corpo bagnato, grato.
Beatitudine!
Lontano o vicino, da sempre con me, in me.
Sfuggente, invitante, inquietante,
palpitante, emozionante, presente.
Amante.
Primo, ultimo amplesso.
Mio, Mare, Mio.


Simona Albano
Solo poche gocce
Ferdeghini Tipografia Edizioni, 2014
ISBN 9788898100064

Al momento è disponibile alla Spezia presso:
Libreria «L’altro luogo» Via Fiasella 75 – Sarzana
Libreria «Happy Life» Via Sarzana 80 (loc. Migliarina) – La Spezia

Per informazioni (per reperire il libro, e anche su eventuali serate di lettura, come quella molto coinvolgente cui ho assistito a Sarzana il 12 Aprile) la mail è la seguente simo.albano[chiocciola]gmail.com

 

bit bang

12 aprile 2014

«La presenza quasi universale della sezione aurea e dei numeri di Fibonacci in natura puo’ dare l’impressione di una staticità fondamentale, mentre intorno a anoi tutto ribolle di dinamismo, di novità, di rotture di simmetria, di evoluzione. Ecco allora che il concetto di algoritmo, di per sé dinamico, sembra più adeguato che non le formule. Ma ancora una volta, se nella visione tradizionale, alla Wigner, le regole matematiche governano (o descrivono) una realtà materiale, anche nella visione dinamica, alla Wolfram, gli algoritmi elaborano instancabilmente un sostrato materiale. E questo anche all’interno del calcolatore: il sostrato è fornito dalla struttura fisica della macchina e dal supporto energetico (elettrico-elettronico) e ciò che appare sullo schermo è la manifestazione superficiale (ancora materiale, tanto che riusciamo a osservarla) di questo rimescolamento attuato dall’algoritmo nelle profondità della compagine materiale ed energetica. Un altro indizio interessante è fornito dai frattali, quelle suggestive strutture autosimili individuate da Benoît Mandelbrot, che sono generate da algoritmi di semplicità stupefacente e sono dotate all’opposto di una struttura di complessità irremeabile. Lo stesso contrasto, semplicità delle regole e ricchezza dei risultati, si riscontra nel dominio degli automi cellulari, di cui un esempio famosissimo è il gioco Vita di Conway e un altro esempio è l’automa cellulare numero 30 di Wolfram. Ancora una volta, la simulazione al computer di un automa cellulare sembra immateriale, specie se confrontata con al possibile attuazione di quello o di altri automi nella realtà della natura. In effetti non è così: anche nel computer l’automa cellulare ha bisono di un sostegno materiale e si incorpora in un supporto materiale, in assenza del quale non solo non potremmo osservarne la nascita e los viluppo, ma lui stesso non potrebbe dispiegarsi. Dire “automa cellulare” è come dire “infinito”: sono flatus vocis cui non corrtisponde nulla. È necessario che l’automa cellulare si incorpori in qualcosa. Del resto, la vita di un automa cellulare all’interno del computer si svolge nel tempo, un tempo molto accelerato ma non certo nullo.» (Giuseppe O. Longo, Bit Bang, Apogeo 2013, pag. 178)

Longo Giuseppe O. Longo – Andrea Vaccaro
Bit Bang
La nascita della filosofia digitale
Apogeo, Ottobre 2013
pp.  217

automacellulare

Questa GIF raffigura lo sviluppo un automa cellulare

non è un lusso

11 aprile 2014

la dolcezza non è un lusso, è un bene essenziale, solo che ci si vergogna ad ammetterlo

quel fuori registro

8 aprile 2014

«Esistere significa in gran parte accumulare memorie. [...] Non si tratta soltanto della capacità di conservare le informazioni acquisite ed elaborate, da poter poi utilizzare ogni volta che sia necessario. Tale capacità può descrivere la funzione della memoria ma la sua struttura coincide, di fatto, con la stessa mente come coagulo dei vissuti temporali. Tanto è vero che una delle caratteristiche della memoria è la sua dimensione dinamica, creativa, continuamente rinnovata. I ricordi, infatti, non rimangono sempre identici dal momento della loro creazione ma cangiano di continuo indebolendosi, dissolvendosi, rafforzandosi, mutando significato e persino contenuto.» (A. G. Biuso, da qui)

Come dire: per raccontare davvero un po’ bisogna mentire, perché quello scarto, quel fuori registro fra come sono andate davvero le cose e come noi le raccontiamo è, probabilmente, la più profonda verità di noi stessi. Solo un po’ bugiardi, siamo sinceri. Ovviamente un inchino a Proust.

 

solo quel tanto che basta

8 aprile 2014

La disoccupazione è fondamentale per tenere buoni coloro che un lavoro ce l’hanno, per questo motivo non verrà mai combattuta sul serio. Leggi il seguito di questo post »

tripudio effimero

8 aprile 2014

Esplode il glicine sulle recinzioni del parco. Colore vivo e tipico d’un florilegio dal tripudio effimero.
Cresce con slancio, da un giorno all’altro. Ma sempre mi stupisce come ogni rametto ripete all’infinito lo stesso disegno, senza posa, senza sforzo. È la vita, mi rendo conto che è la vita nella sua variante vegetale, non c’è nulla di strano. Ma è una vita così facile nell’espandersi, senza il pensiero, senza la mente che ha scelto coscientemente, fra i fastidiosi dubbi. Mette allegria questa cantilena della vita, come certe filastrocche da bambini, in cortile: le cantavi senza pensarci su.
Rimane comunque incredibile come l’esplosione del big bang abbia comportato anche il glicine sulle spalliere del parco. Godere il profumo, essere il profumo, e basta pensieri troppo umani, in questo bel sole del mattino.

la gabbia ultimo modello

7 aprile 2014

L’internet è molto veloce. Ma non confondiamo per favore la velocità con la libertà. La libertà non è mai individuale, è sempre il frutto della sana e disinteressata relazione fra umani. E anche fra umani e altre creature non umane. La vera libertà è l’amicizia. Portare a spasso la solitudine non è libertà, ma una gabbia tecnologicamente avanzata.

solo una parola

5 aprile 2014

conseilpensare

Solo una parola, matita e pagina bianca, originale per il blog

Cos’è il pensare? Leggi il seguito di questo post »

bici nera da donna

4 aprile 2014

Ferro, asfalto, ruggine. Leggi il seguito di questo post »

Sciûsciâ e sciorbî no se pêu

3 aprile 2014

Dilemma non da poco, perchè comunque ti approcci all’accadimento, commetti un errore. Leggi il seguito di questo post »

καλὸς καὶ ἀγαθός

3 aprile 2014

«L’estetica è la percezione soggettiva (ma condivisa, dunque intersoggettiva) della bellezza, cioè del nostro legame immersivo con la totalità delle cose, legame caratterizzato da una profonda ed equilibrata armonia dinamica. [...] L’etica è la capacità, soggettiva ed intersoggettiva, di concepire e compiere azioni capaci di mantenere sano ed equilibrato il nostro legame immersivo con la totalità delle cose, cioè di mantenere o di incrementare la bellezza.» (Giuseppe O. Longo, Bit Bang, Apogeo 2013, pag. 196) Leggi il seguito di questo post »

poche immagini, tanta vita

1 aprile 2014

Ricordo un amico gallerista, ormai passato da tempo alla galleria dell’Ade, che mi raccontava come sceglieva gli artisti. Leggi il seguito di questo post »

danza e cronolegge

31 marzo 2014

Incuranti dell’ora legale, la danza nuziale, lungo la recinzione, oltre la magnolia. Leggi il seguito di questo post »

Pasqualino

28 marzo 2014

Mentre scorreva la vita di caserma con le sue piccole grandi meschinità, nel piccolo tormento dei soprusi, lui era sereno, felice. Leggi il seguito di questo post »

un evento molto triste

27 marzo 2014

diegod56:

è accaduta una cosa molto triste ad un’amica che onora spesso queste pagine.

Originally posted on La principessa sul pisello:

Carissimi, grazie per i vostri  pensieri e per il vostro affetto. Spero di riuscire a rispondere a tutti. Posto qui,  un mio breve testo, che ho scritto dopo la morte di papà. Sono riflessioni che voglio condividere con tutti quelli che, in diversi modi, hanno partecipato al nostro dolore.
Un forte abbraccio da noi tutti
Marina

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Tutti, prima o poi, dobbiamo affrontare il terribile, ma inevitabile dolore della morte di un genitore. Peggio è lo strazio per la morte di un figlio che, secondo il nostro arbitrario pensare, non dovrebbe mai avvenire, o per un congiunto perso troppo presto. Il nostro affetto, le nostre convinzioni laiche o religiose dovrebbero, però, aiutarci a capire che la morte è, comunque, una parte della vita, imprescindibile da essa, ed è, paradossalmente, ciò che da senso alla vita stessa, alle sue gioie, ai desideri e a tutto ciò che ci spinge a ricercare la…

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quelle nostre sere

27 marzo 2014

Sere d’estate, sull’isola, nel profumo denso della macchia, nella fragranza sensuale, potente. Leggi il seguito di questo post »

papille gustative

26 marzo 2014

I vecchi amano i dolci, anche quei vecchi che in gioventù li disprezzavano. Leggi il seguito di questo post »

come salvare l’Europa

25 marzo 2014

La mia modesta proposta per salvare l’Europa.

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ridete, ridete

23 marzo 2014

Scrivere per esprimersi non è scrivere, è solo mostrare nuda, oscena, solitudine. Non credo alla scrittura terapeutica. Solo il silenzio, è la cura.  Scrivere per una sincera critica del potere, scrivere per graffiare, scrivere per aprire spazi liberi, è scrivere degno di rispetto. Ma attenzione alla tentazione di indossarle, le belle idee. Ridete, ridete, altro non serve, scrollatevi di dosso quel fardello chiamato «io»!

prospettive dipinte

20 marzo 2014

Il futuro non esiste ancora, il passato non esiste più. Il presente è, invece, estremamente pervasivo. Tutto ciò che è, è nel presente. Leggi il seguito di questo post »

metallo

19 marzo 2014

Mi rimane sempre un po’ misterioso capire se davvero tutte quelle padelle troveranno una casa. Leggi il seguito di questo post »

contro l’indifferenza

17 marzo 2014

L’indifferenza è il suicidio dei vigliacchi. Come esser morti, ma rimanendo vivi.

La fabbrica del falso

16 marzo 2014

La vita è diventata riproduzione di figure dietro e dentro le quali non si dà nulla se non la perpetuazione del dominio di chi possiede gli strumenti della rappresentazione rispetto a chi non li detiene. (A.G. Biuso, Contro il Sessantotto, Villaggio Maori, 2012, pag.147)

Le versioni di greco le copiavo. Non avevo, da studente mediocre, altra possibilità. Leggi il seguito di questo post »

amano un ossimoro

15 marzo 2014

Molti hanno capito che il simpatico fiorentino esagera, le spara grosse. Leggi il seguito di questo post »

a questi punti

14 marzo 2014

Non esiste il problema di morire. Esiste il problema di noi stessi, troppo consapevoli di esserci. Il problema è l’eccessiva coscienza, la sovrabbondanza di pensiero innestata in un corpo del tutto simile a quello degli altri mammiferi. A questi punti, se a quest’abisso non c’è rimedio, conviene sfruttare al massimo la disgrazia/fortuna d’esser uomini e godere di quel che solo gli uomi sanno inventare. Per esempio la musica.

simpatia irresistibile

14 marzo 2014

Marco Travaglio ha sempre ragione. È nato così, più intelligente degli altri. Ci si nasce, migliori degli altri a prescindere.

fra i muri di tempera azzurra

14 marzo 2014

Ha un bel giardino davanti alla portafinestra della cucina. Leggi il seguito di questo post »

mimo 1203

12 marzo 2014

mimoW

Mimo 1203, Adobe Photoshop 10, tavoletta grafica

amici di tutti?

11 marzo 2014

Non si puo’ essere amici di tutti. Se sei amico di tutti metti sullo stesso piano vittima e carnefice, sfruttatore e sfruttato, bugiardo e sincero.

da lì nessuno ci viene a salvare

11 marzo 2014

Il rombo dell’autobus, verso il centro città, è la musica più azzeccata, sfondo ai primi pensieri del mattino. Leggi il seguito di questo post »

il primo e l’ultimo afferrare

10 marzo 2014

Dedicato ad un caro amico, molto anziano, cui tremano un poco le mani, ormai. Leggi il seguito di questo post »

essere sabbia

9 marzo 2014

La battaglia fra la bellezza dell’essere davvero umani e la bruttezza dell’essere corpi al servizio delle merci si combatte attorno al dominio delle parole. Leggi il seguito di questo post »

l’ospite

7 marzo 2014

Dato che fra poche ore è l’8 marzo, cercherò di evitare qualche frase di circostanza sulla donna. Leggi il seguito di questo post »

Lì c’è l’unico senso.

7 marzo 2014

Il mio vecchio babbo, si commuove se ascolta certe vecchie canzoni. Leggi il seguito di questo post »

praticità

7 marzo 2014

Morire relativamente giovani è il modo più pratico per affrontare la vecchiaia.

Tic, tic, tic. Tic, tic, tic.

6 marzo 2014

Tic, tic, tic. Tic, tic, tic. Leggi il seguito di questo post »

a.h.m.

5 marzo 2014

è un po’ da pigri proporre contenuti dal web, però stavolta credo valga la pena per questa bella esecuzione di un capolavoro dei Pink Floyd, presentata in un video anche ben girato

con un lieve ritardo

4 marzo 2014

Non credo sia possibile frenare le passioni, tutt’al più le possiamo deviare. La passione erotica sgorga, emerge, dal corpo e, con un lieve ritardo, la viviamo, la rafforziamo con la nostra consapevole autonarrazione. Ma lungo la strada che porta la passione dall’incoscenza alla coscienza, questa si rafforza, si colora, si impregna della nostra capacità di evocare a noi stessi. Nulla scatena una passione quanto le parole giuste.

Gondrand [Pasquale D’Ascola]

3 marzo 2014

Prosegue l’esperimento di pubblicazione «virtuale», con uno scritto di Pasquale D’Ascola, arricchito dal contributo di un amico già noto a chi frequenta queste pagine.

http://issuu.com/studiograficobruschi/docs/gondrand

allegri e giocosi

1 marzo 2014

Scrivono che s’è ucciso, con tre figli, quasi 50 anni, perchè depresso avendo perso il lavoro. Perchè specificare con insistenza che era depresso? Per sottendere forse che avrebbe dovuto, al contrario, essere di ottimo umore? I disoccupati piacciono solo se allegri e giocosi. Meglio ancora se anche pigri, così da sentirsi tranquilli: è colpa loro.

Vetrate liberty

28 febbraio 2014

Nicolosi mangiava al tavolo di fronte al mio. Le vetrate liberty del collegio, nel mezzogiorno, spruzzavano una sprecata fascinosa luce ambrata sul naso imponente. Leggi il seguito di questo post »

ai mercati non piace

28 febbraio 2014

Non è importante se un proponimento è giusto, ma è importante se «funziona». Leggi il seguito di questo post »

La danza dell’incertezza.

27 febbraio 2014

Piove e nel contempo un raggio di sole buca le nuvole. Leggi il seguito di questo post »


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